La sala d’attesa
“La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate”, citazione di Stefano Benni in cui vivo di continuo e nella quale ho trascorso (altro…)
“La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate”, citazione di Stefano Benni in cui vivo di continuo e nella quale ho trascorso (altro…)
Non essere infermiera, metronotte, panettiere, farmacista o medico di guardia, pompiere o pr di discoteca è l’unico motivo per cui, all’ora della partita, ero stretta stretta nelle braccia di Morfeo, per il resto (altro…)
Ho decisamente scarsa memoria nel ricordare il motivo per cui ho litigato con una persona e quello per cui non compro più una rivista: la prima mi permette di non portare rancore, la seconda di reiterare il reato.
Ero un’assidua lettrice di “D” allegato de “La Repubblica” finchè (altro…)
Ho sempre considerato quella di Dario Fo e Franca Rame una grande ed invidiabile storia d’amore, arrivata indenne a tagliare il prestigioso traguardo dei sessant’anni di vita condivisa, quando si fa ormai fatica a ricordare come fosse l’esistenza, prima di tutto.
Non intendo il matrimonio tra (altro…)
L’11 settembre 2001 ero a casa e tentavo di imboccare mio figlio, spiegandogli che non sarebbe diventato grande se non avesse mangiato quello yogurt mentre continuavo a fare zapping per trovare un cartone che lo avrebbe distratto dalla mia quotidiana impresa.
Scambiai quelle immagini per l’ennesima pellicola americana con grandi effetti speciali e rimasi per qualche minuto ammutolita ed immobile col cucchiaino in mano a fissare lo schermo mentre mio figlio mi ripeteva: ” Che c’è mamma? Perchè non parli più?”
Non immaginavo che quella data sarebbe diventata un anniversario, la celebrazione della retorica ed il ricordo di un pomeriggio in cui fu trasmesso un film a reti unificate perchè nulla è cambiato.
Solo mio figlio che adesso è grande e mangia da solo.
Una giornata troppo uggiosa per il mare, un po’ di tempo libero e la mancanza di connessione necessaria alla navigazione sono bastati per ricordarmi di avere (altro…)
Se io avessi potuto scegliere dove far atterrare la mia cicogna, sarebbe stato esattamente dove sono nata e vivo: un paesino fiancheggiato da colline ed affacciato sul mare, di ca. 4mila anime , col sindaco che (altro…)
E’ la domenica di una festa programmata da tempo, mi aggiro tra gli invitati vedendo la mia immagine riflessa nelle vetrate con quel vestito scelto solo all’ultimo momento, qualche distratto saluto, una doverosa stretta di mano mentre guardo insistentemente l’orologio che segna quell’ora troppo presto per andarsene e troppo tardi per non esserci mai venuta, esco in giardino lasciandomi alle spalle il sovrapporsi di troppe voci adesso più debole e tenendo tra le mani un bicchiere con l’impronta del mio rossetto lasciata prima di sentire in bocca l’amaro di quell’ aperitivo che non ricordavo neanche di aver preso.
Mi siedo sull’unica panchina, faccio in tempo a togliere solo una scarpa, e prima del sollievo, sento sussurrare -“Anche tu annoiata, vero?”- smentendo la mia convinzione di essere sola ed incrociando quel sorriso che avrei rivisto infinite altre volte nel ricordare il nostro primo incontro in quella noiosa domenica sera.
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