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Gli stivali

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stivaliDa un po’ di tempo corteggiavo quegli stivali in bella mostra nella vetrina di un negozio del centro e sentivo (altro…)

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Dialogo con la mia coscienza N°1

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( Coscienza ) – La gente si alza ogni mattina e va a fare soldi. E tu?
( Io) – Mi alzo ogni mattina e vado a fare i biscotti.
( Coscienza ) – Vuoi riflettere un po’?
( Io ) – Sì, grazie…

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E vissero per sempre felici e contenti?

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imagessnowOdio i luoghi comuni, ancor di più quando dicono il vero e mi riferisco all’ancestrale differenza tra uomo e donna e il loro modo di vivere il rapporto di coppia. Generalmente si comincia a raccontare una storia dal principio, stavolta (altro…)

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estatEND

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5031127116_ee9822f45a_zthePer quanto possiamo negare l’evidenza, ostinarci a fare finta di niente, appellarci alla convenzione dei diritti umani, i segnali ci sono tutti: l’estate è finita!
Ricominciano i lunedì a parlare di calcio, riprendono le raccolte a fascicoli in edicola, (altro…)

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Il viaggio

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In tasca il biglietto della ferrovia acquistato in fretta e un altro da me scritto a chi non l’avrebbe mai letto.
Accanto a me si siede un distinto signore con la giacca profumata di lavanderia piegata sul braccio, appoggia sulle gambe il portadocumenti consumato negli angoli ed apre un quotidiano dalle pagine ancora perfette, la ragazza di fronte distoglie per un attimo lo sguardo verso il paesaggio ancora immobile, fatto di binari e vagoni, per controllare il suo cellulare posandolo con aria delusa mentre la castigata scollatura della camicia fa da icona a quel ciondolo con la lettera “S”, dando tregua alla mia mente distratta ora dalle molteplici ipotesi del nome. La coda nel corridoio aumenta insieme al tono delle voci di chi si affretta ad occupare ormai i pochi posti liberi, il mio vicino di posto a malincuore alza gli occhi da quella barriera di titoli e parole sentendo la voce dell’altoparlante che annuncia un ritardo e manifesta il suo fastidio con un profondo sospiro, il personale comincia a chiudere energicamente le porte del treno esortando a salire i fortunati ritardatari.
Ad un tratto un ticchettio di dita sul mio finestrino prima di quel viaggio che non avrei più fatto.

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Lo strano vicino

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Ero già da un po’nel negozio di scarpe senza riuscire a trovarne un paio da abbinare a quel vestito appeso da un paio di giorni ad un’anta dell’armadio in camera da letto, forse per convincermi che era stato un buon acquisto o forse per trovare il coraggio di restituirlo: troppo fasciato, troppo scollato, troppo verde…Verde? Ma come mi era venuto di prendere un abito del colore che non uso neanche per lo straccio per la polvere e proprio per quell’importante evento…?
Guardavo sconsolata la strada dalla vetrina, mentre attendevo seduta sullo scomodo puff l’arrivo della paziente commessa, costretta a recarsi per l’ennesima volta in deposito a cercare delle calzature che forse non erano state ancora create o addirittura pensate. Meditavo seriamente di declinare l’invito alla presentazione di quell’ importante libro quando riconosco, fermo lì, sul ciglio della strada, il mio strano vicino: un uomo silenzioso, poco socievole, dallo sguardo basso, sempre addosso gli stessi vestiti e la stessa indefinita età da almeno un decennio, niente si sapeva del suo passato e ancora meno del suo presente, mai una risposta ad un mio saluto, una voce, un suono o un rumore provenire da casa sua, mai avuto bucato steso, una macchina, un motorino, una bici, un amico, un cane, un gatto, solo un canarino che teneva nel balcone, decorato da un’esagerata vegetazione per scoraggiare occhi curiosi ed indiscreti, dove lo vedevo ogni giorno mettergli acqua e mangime e coprire di sera la gabbia per proteggerlo dalla luce intermittente dell’ insegna del B&B antistante.
Continuavo ad osservarlo, pensando quanto fosse insolito vederlo nella più trafficata via del centro, tra ingorghi ai semafori, affollati tavolini dei bar, gente che corre guardando ansiosa l’orologio e parla animatamente al telefono…In un gesto improvviso si gira verso di me, accenna un sorriso alzando appena la mano e si allontana senza accorgersi che avevo ricambiato quell’indimenticabile gesto.
Non lo vidi mai più.
Era la donna più bella che avessi mai conosciuto.

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Dialogo con la mia coscienza N° 4

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(Coscienza) – Cos’ hai? –
( Io ) – ……… –
(Coscienza) – Che ti succede? –
( Io ) – Niente… –
(Coscienza) – Che succede? –
( Io ) – Niente –
(Coscienza) – Che succede? –
( Io ) – Lasciami in pace! –
(Coscienza) – Vorrei tanto essere la coscienza di un uomo… –

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11 settembre 2001

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download (1)L’11 settembre 2001 ero a casa e tentavo di imboccare mio figlio, spiegandogli che non sarebbe diventato grande se non avesse mangiato quello yogurt mentre continuavo a fare zapping per trovare un cartone che lo avrebbe distratto dalla mia quotidiana impresa.
Scambiai quelle immagini per l’ennesima pellicola americana con grandi effetti speciali e rimasi per qualche minuto ammutolita ed immobile col cucchiaino in mano a fissare lo schermo mentre mio figlio mi ripeteva: ” Che c’è mamma? Perchè non parli più?”
Non immaginavo che quella data sarebbe diventata un anniversario, la celebrazione della retorica ed il ricordo di un pomeriggio in cui fu trasmesso un film a reti unificate perchè nulla è cambiato.
Solo mio figlio che adesso è grande e mangia da solo.

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Racconti

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Quella mattina aveva l’odore del caffè bruciato, il rumore della macchina in panne e lo sguardo provato, accuratamente evitato riflettendomi allo specchio, se non (altro…)

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Bambini

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Osservando i bambini all’ingresso della scuola, noto una sostanziale differenza tra la loro infanzia e la nostra: hanno ginocchia e gomiti del tutto integri e perfetti, niente che possa far pensare ad una caduta dopo una corsa o una manovra azzardata con la bici.Da questo deduco che il divertimento è direttamente proporzionale al consumo di tintura di iodio.