Ieri mi sono suicidata.
Non mi ricordo come né il motivo per cui io l’abbia fatto e forse è stato senza un buon motivo, ma ho deciso di sopprimermi.
Non ricordo nemmeno di aver sofferto o quella cosa della luce in fondo al tunnel, però sono stata presente al mio funerale: c’era chi piangeva in modo esagerato per un dispiacere grande, altri che piangevano in modo discreto per un dispiacere medio, anziane donne che sgranavano il rosario in perfetta sincronia, un dispiacere non pervenuto ed una presenza spiegata con l’ipoteca sul posto ai primi banchi alla novena che sarebbe seguita, in fondo alla chiesa, vicino all’uscita posti in piedi per chi guardava sempre l’orologio e non aveva neanche messo il telefonino in modalità silenziosa, scattando pure qualche foto, ma senza flash per rispetto dei presenti.
Lo ammetto: non è vero niente. Il funerale intendo, perchè ieri mi sono suicidata davvero quando ho deciso di fare la spesa per il cenone in un sabato sera prenatalizio. Pesce escluso (messaggio privato per rassicurare i miei ospiti). L’ingresso dei supermercati – spiegherò dopo l’uso del plurale – sembravano quelli pubblicizzati dall’annuncio della spesa gratis per i clienti che si sarebbero presentati in costume adamitico con una folla che, invece, ne contava 25000. Iniziative a cui non parteciperei mai per ragioni etiche ed estetiche, ma questa è un’altra triste storia. Si sentiva odore di ansia o forse era sudore di chi era stato circuito da imperdibili offerte sui prodotti assenti sugli scaffali e la cui passata presenza era registrata dal cartellino del prezzo sul bordo degli armadi d’acciaio come la targa “Qui dormì Giuseppe Garibaldi durante le battaglie in Aspromonte” sopra il letto ini qualche palazzo diventato storico. La delusione riguardava più il dolce che il salato: nessun problema per salmone, uova di lompo, tartine preconfezionate che non mi interessavano ( altro messaggio privato per rassicurare i miei ospiti), insalate russe, spumanti e neanche per tovaglioli/piatti/bicchieri con cui si apparecchierà la tavola fino a Pasqua, ma la vista di scatoloni vuoti all’esterno di panettoni, pandori e dolciumi vari, faceva presagire che le immagini dei depliants si riferivano a cosa avremmo dovuto rinunciare. Questo è quanto è avvenuto nel primo, secondo, terzo e quarto supermercato e dopo aver fatto più strada dei Re Magi ed i pastorelli messi assieme e col navigatore rotto.
Alla fine, abbiamo comprato la confezione regalo con lo spumante che non berremo ed i canditi nel panettone che non piacciono a nessuno, praline col liquore che mi faranno andare in coma etilico ed il torrone friabile messo in commercio dalle lobby dei dentisti.
Notizie dell’ultima ora: chi ha saccheggiato gli scaffali, da oggi gira con la scorta.
Io ricordo
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Una domenica per caso
La domenica mattina piovosa in una affollata caffetteria londinese a sorseggiare un cappuccino con una mano e sfogliare un libro con l’altra, senza farmi distrarre dalle confusione intorno o dalla voce assordante della signora dietro al bancone fino a prima di vederti entrare di corsa, levarti con sollievo la giacca ormai inzuppata e passarti la mano tra i capelli che non trattengono quelle poche gocce arrivate sulle pagine del mio libro appoggiato sul tavolo accanto all’entrata – “Scusi, posso?”- Ed io ti faccio posto mentre so già che non sarai più uno sconosciuto.
Nella realtà abito in un paese così piccolo che ha “Benvenuti” ed “Arrivederci” nello stesso cartello e, in una domenica mattina di pioggia come oggi, solo sentire Vasco Rossi in radio ti consola e convince che c’è di peggio.
Racconti
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Ridatemi Carosello
Televisione: quella di oggi è come quando un ospite sgradito, indesiderato, (altro…)
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